- Di processo
- Tale scenario ha determinato una pressione rilevante sui servizi sanitari, evidenziando criticità organizzative e disomogeneità territoriali nell’accesso e nei percorsi di cura.
Nel contesto della regione calabria, prima dell’avvio del progetto regionale “dna” non era presente una rete assistenziale strutturata e formalmente organizzata per la presa in carico dei pazienti con dna. L’assenza di un modello coordinato determinava frammentazione degli interventi, disomogeneità nell’offerta assistenziale e frequente migrazione sanitaria verso altre regioni, con conseguente aggravio clinico e sociale per pazienti e famiglie.
- Professionali
- I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (dna) rappresentano un rilevante problema di sanità pubblica per incidenza, precocità di esordio, tendenza alla cronicizzazione e impatto sulla morbilità e mortalità, con significative ricadute sul funzionamento psicosociale e sui costi sanitari diretti e indiretti. Negli ultimi anni, e in particolare nel periodo successivo alla pandemia da covid-19, si è registrato un significativo incremento della prevalenza e dell’incidenza dei dna, con abbassamento dell’età di esordio, maggiore complessità clinica e aumento delle richieste di presa in carico urgente.
- Di sistema
- Alla luce dell’incremento epidemiologico post-pandemico e delle criticità organizzative rilevate, si è resa necessaria la strutturazione ex novo di una rete clinico-assistenziale regionale dedicata, in grado di rispondere in maniera appropriata, tempestiva e integrata ai bisogni emergenti. Il progetto regionale “dna” si è quindi posto l’obiettivo di costruire e consolidare un modello organizzativo coordinato tra i diversi livelli di cura (ambulatoriale, semiresidenziale, residenziale e ospedaliero), garantendo uniformità nei percorsi diagnostico-terapeutici e continuità assistenziale sull’intero territorio regionale.