- Di processo
- La ckd determina mortalità soprattutto per eventi cardiovascolari: intercettarla presto significa proteggere sia rene sia cuore. Le linee guida kdigo pongono egfr e uacr come strumenti fondamentali per diagnosi, stratificazione del rischio e follow-up.
- Professionali
- La sindrome crm rappresenta un continuum di rischio in cui cuore, rene e metabolismo si influenzano reciprocamente.
Perché è un’emergenza clinico–sanitaria?
• ckd: in forte crescita globale, è destinata a diventare la 5ª causa di anni di vita persi entro il 2040, imponendo diagnosi e intervento precoci.
• diabete: principale driver della sindrome crm, causa frequente di ckd e amplificatore del rischio cardiovascolare e di scompenso.
• scompenso cardiaco: endpoint comune della sindrome crm, in aumento per invecchiamento e migliore sopravvivenza post-ischemica; elevato impatto in termini di ricoveri.
• ipertensione: un killer silenzioso, causa e conseguenza di ckd, fattore dominante di rischio per scompenso e aritmie; target prioritario.
• fibrillazione atriale (fa): aumenta con età, ipertensione, diabete e ckd; segnala alto rischio tromboembolico e di ospedalizzazioni.
- Di sistema
- Occuparsi di crm significa interrompere il continuum di rischio attraverso:
• screening sistematico (egfr + uacr) nei pazienti a rischio (dislipidemia, diabete, ipertensione, fa, obesità, scompenso).
• stratificazione condivisa del rischio cv.
• migliorare appropriatezza d’uso ed implementazione precoce dei pilastri terapeutici (sglt2i, raasi, ccb per controllo pressorio, nsmra, statine, etc) e gestione integrata della fa.
In un contesto di crescita di ckd, dislipidemia, ipertensione, diabete e scompenso, l’approccio crm non è un’opzione innovativa ma una necessità clinica.