- Di processo
- Anche dopo la guarigione, il rischio di recidiva entro un anno è del 30-40%%. Il diabete mellito rappresenta inoltre la principale causa di amputazione non traumatica di un arto (nel mondo ogni 20 secondi viene amputato un arto a causa del diabete mellito) e, nell’85% dei casi, l’amputazione è preceduta da una lesione ulcerativa potenzialmente evitabile.
La condizione di “piede diabetico” si associa inoltre a un elevato rischio di mortalità per cause cardiovascolari. Il paziente affetto da “piede diabetico” è pertanto un paziente per definizione complesso,
- Professionali
- Con l’incremento dell’incidenza del diabete mellito nel mondo, è destinata ad emergere sempre più una delle complicanze più temibili della patologia: il “piede diabetico”. Si tratta di una complicanza subdola e di elevata complessità, potenzialmente fonte di sofferenza per il paziente e gravata da elevati costi economici e sociali. Le stime di prevalenza del “piede diabetico” sono variabili a seconda delle casistiche; si stima che globalmente fino al 15% della popolazione diabetica svilupperà un’ulcera del piede diabetico con conseguente elevato rischio di amputazione minore o maggiore.
- Di sistema
- Che necessita di un approccio globale nella sua interezza e spesso multidisciplinare, coinvolgendo anche altre figure professionali (ortopedico, chirurgo vascolare, chirurgo plastico, radiologo interventista, infettivologo) e sanitarie (infermiere specializzato, podologo, tecnico ortopedico). Inoltre, la gestione ottimale di questa complicanza richiede l’organizzazione di una rete strutturata e di percorsi di continuità ospedale-territorio che mettano il paziente nella sua globalità al centro, dalla fase acuta alla fase post-acuta e di follow-up successiva. Fondamentale è anche la fase di prevenzione primaria, che può essere integrata coinvolgendo le professioni sanitarie, quali podologi e infermieri specializzati.