- Di processo
- La scarsa attenzione alle comorbidità nei pazienti con patologa cardiovascolare pregressa (es. Ipertensione) può portare a diagnosi tardive, in particolare di insufficienza cardiaca (specialmente quella a frazione d’eiezione preservata) e di malattia renale cronica. Ciò si traduce in trattamenti inadeguati che non considerano le interazioni tra le diverse condizioni e in costi sanitari elevati dovuti alle complicanze associate. Nell’ambito di queste interconnessioni tra cuore-rene e metabolismo, gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (sglt2i) hanno mostrato la capacità di ridurre il rischio cardiovascolare e di migliorare gli esiti renali.
- Professionali
- Oggi, sempre di più, è evidente la connessione tra le patologie cardiovascolari pregresse e patologie cardio-renali-metaboliche. Infatti, la presenza di una patologia cardiovascolare pregressa ed una delle comorbidità crm peggiora la prognosi della malattia aumentando i rischi di andare incontro ad eventi cardiovascolari importanti come infarto, ictus, aumento della mortalità e ospedalizzazioni. L’ ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di complicanze cardio renali e metaboliche come, ad esempio, l’insufficienza renale cronica e l’insufficienza cardiaca: l'interazione tra ipertensione e ckd è complessa e aumenta il rischio di esiti cardiovascolari e cerebrovascolari avversi.
- Di sistema
- Le evidenze provenienti da trial clinici randomizzati (rct) e studi del mondo reale (rwe) suggeriscono un utilizzo "olistico" di questi farmaci, che può ridurre del 30% la progressione verso la dialisi, diminuire il rischio cardiovascolare in pazienti con insufficienza renale e contribuire al controllo glicemico.
Aumentare la consapevolezza di queste interconnessioni in pazienti con patologa cardiovascolare pregressa, come l’ipertensione, diventa quindi cruciale per i professionisti del settore, poiché una gestione più attenta e integrata può portare a diagnosi più tempestive e a trattamenti più efficaci.