- Di processo
- Potrebbe essere giunto il momento di ampliare i nostri orizzonti e considerare metodi che si basino su altri principii terapeutici, come l’ozonoterapia. L’ozonoterapia è ormai riconosciuta come un approccio terapeutico in grado di contrastare i processi degenerativi, ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita, riducendo al contempo la dipendenza dai farmaci e i loro effetti collaterali.
Vedremo quindi come affrontare le più comuni manifestazioni a livello di rachide, e di grandi e piccole articolazioni. Per un buon risultato terapeutico in ambito osteoarticolare non basta però l’abilità iniettiva: è necessario comprendere le dinamiche che affliggono colonna e articolazioni adottando una visione neuroscientifica, che includa i concetti di neuro-regolazione e di neuro-plasticità. L’ozonoterapia potrà dare i suoi frutti se si esce fuori dalla mentalità da prontuario e si affronta la complessità del paziente
- Professionali
- Nella nostra pratica clinica quotidiana, ci troviamo sempre più spesso ad affrontare pazienti con patologie osteoarticolari complesse e degenerative. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle comorbidità rendono la gestione di queste condizioni una vera sfida.
Nonostante i nostri sforzi, i trattamenti convenzionali spesso si rivelano insufficienti nel controllare il dolore, migliorare la funzionalità e, soprattutto, arrestare la progressione dei processi artrosici e degenerativi. Inoltre, l’uso prolungato di farmaci antinfiammatori e analgesici può portare a effetti iatrogeni significativi.
- Di sistema
- Da questo nasce il concetto di ozonoterapia funzionale, come ampliamento della consueta visione dell’ozonoterapia, che include la comprensione dei meccanismi funzionali dietro la patologia, senza la cui comprensione è facile incappare nell’insuccesso terapeutico; rappresenta un valore aggiunto distintivo di questo corso, e che tiene conto degli aspetti neurovegetativi e biocibernetici nell’insorgenza e nel trattamento delle patologie. A questo proposito, affronta il tema dei foci interferenti come potenziali sorgenti di “informazioni patologiche” che possono diffondersi a distanza attraverso le vie neuronali, fasciali e della matrice extracellulare. Questa impostazione si allinea alle più recenti acquisizioni sulla complessità dei sistemi biologici, e porta ad una maggiore efficacia terapeutica, con un minor numero di sedute