- Di processo
- Nel corso degli ultimi anni nell’ambito della terapia dell’insufficienza cardiaca si sono resi disponibili una serie di trattamenti farmacologici e non farmacologici, che hanno dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti pur permanendo difficoltà nella loro implementazione e nella gestione extra-ospedaliera degli stessi. Nonostante tali progressi, lo scompenso cardiaco è ancora gravato da una prognosi infausta. La ricerca più recente si è orientata verso nuovi target e, in particolare, la modulazione della pathway ossido nitrico (no)-sgc-cgmp. Tra i modulatori della pathway dell’ossido nitrico è stato recentemente approvato vericiguat che aumentando la sensibilità allo stesso, è risultato essere maneggevole grazie alla sua buona tollerabilità ed efficacia, in quei pazienti con hfref e worsening in cui le riacutizzazioni limitano qualità e aspettativa di vita.
- Professionali
- Lo scompenso cardiaco costituisce uno dei maggiori problemi di salute pubblica nel mondo, in considerazione del progressivo aumento dell’incidenza e della prevalenza di tale malattia sia per l’allungamento della vita media che per la maggior sopravvivenza dopo una cardiopatia acuta: la prevalenza si colloca attualmente fra il 2 e 3% della popolazione generale ma raggiunge il 10-15% quando consideriamo i pazienti nella fascia d’età superiore a 70 anni mentre l’incidenza è di circa 5 nuovi casi ogni 1000 abitanti anno. Nonostante il continuo miglioramento delle conoscenze scientifiche e delle terapie farmacologiche e non farmacologiche, l’impatto in termini di mortalità e morbilità rimane elevato
- Di sistema
- Inoltre, l’organizzazione assistenziale territoriale appare fondamentale per ottimizzare la terapia ed il decorso dei pazienti con scompenso cardiaco e per prevenire le re-ospedalizzazioni. Scopo dell’incontro e quello o analizzare e discutere gli aspetti più innovativi relativi alla diagnosi, terapia e gestione del paziente con scompenso cardiaco, emersi dalle evidenze dei recenti trials clinici e favorire un confronto tra i professionisti sui modelli organizzativo-assistenziali per ottimizzare le cure di una sindrome con ancora forte impatto negativo in termini prognostici ed economici.