- Di processo
- Grazie all’introduzione nella pratica clinica quotidiana
dell’immunoterapia con gli inibitori dei checkpoint immunologici e
delle terapie a bersaglio molecolare (in presenza della mutazione di
gene braf), la prognosi dei pazienti con melanoma avanzato è
migliorata drasticamente, con percentuali di sopravvivenza a 5 anni
pari al 44% per gli anticorpi anti-pd-1 e al 34% per gli inibitori di
braf+mek. Recentemente, è stata introdotta una nuova combinazione di
inibitori di braf+mek, encorafenib e binimetinib, che presenta un ottimo profilo di tollerabilità.
- Professionali
- L’incidenza del melanoma e dei tumori cutanei non melanoma è in
continuo aumento. Nel rapporto airtum “i numeri del cancro in italia –
2020” vengono stimati, a livello nazionale, 14.863 nuovi casi di
melanoma, con una lieve prevalenza per il sesso maschile (8.147 casi).
Rispetto agli altri tumori, nella fascia d’età tra 0 e 49 anni il melanoma
rappresenta la seconda neoplasia in termini di frequenza e proporzione
nel sesso maschile e la terza nel sesso femminile. Fino a dieci anni fa,
la sopravvivenza globale mediana per il melanoma avanzato era pari a
circa 6 mesi, con solo il 25% dei pazienti vivi a 12 mesi, in ragione
dell’inefficacia dei trattamenti chemioterapici.
- Di sistema
- Anche il trattamento adiuvante del melanoma ad alto rischio di
recidiva ha subito una rivoluzione, grazie alla registrazione in questo
setting degli anticorpi anti-pd-1 e della targeted therapy. Queste
terapie hanno dimostrato un vantaggio sovrapponibile negli studi di
fase 3, con una riduzione del rischio di recidiva prossima al 50%. Il
progressivo affermarsi di questi nuovi farmaci ha quindi permesso di
osservare concreti vantaggi in termini di sopravvivenza e di qualità di
vita del paziente con melanoma.