- Di processo
- Il medico che opera nel campo della medicina integrata non si rassegna alla soluzione standard pregabalin + antidepressivo. Magari utilizza già la sua disciplina (ozonoterapia, agopuntura, terapia neurale, iv therapy, nutraceutica, ecc.) con discreti risultati.
La complessità patogenetica della fibromialgia rende necessario però un salto qualitativo: l’approccio sinergico. L’esperienza clinica è chiara: per questa condizione, qualsiasi approccio basato su una singola tecnica non basta. La multifattorialità implica il potenziale insuccesso terapeutico, perché nessun sistema di cura è in grado da solo di affrontare la totalità della complessità della fibromialgia.
- Professionali
- Non siamo di fronte a una patologia di nicchia, ma a una vera e propria epidemia di dolore cronico. Milioni di pazienti stanno vivendo un’odissea clinica e umana inaccettabile, e il sistema sanitario pubblico ha, di fatto, alzato bandiera bianca.
Mentre ci si interroga se la fibromialgia sia una malattia “vera” o una diagnosi di moda, i pazienti vagano da uno specialista all’altro, collezionando esami negativi, diagnosi psichiatriche, prescrizioni inappropriate. E, in aggiunta, risposte paternalistiche del tipo “ci deve convivere”.
- Di sistema
- Per questo motivo, per gestire davvero questa sindrome, il medico deve liberarsi dall’illusione della monoterapia, e considerare l’integrazione sinergica di più sistemi terapeutici, in sequenza o in combinazione. Nell’approccio multimodale C’È la chiave per un aiuto reale e concreto per questi pazienti.