- Di processo
- Sul piano scientifico, la letteratura e le raccomandazioni internazionali convergono su alcuni punti chiave: la positività multipla agli autoanticorpi identifica una condizione ad alto rischio di progressione; la presenza di disglicemia definisce lo stadio 2 e consente una stratificazione più precisa del rischio; il monitoraggio strutturato con strumenti appropriati (hba1c, ogtt e, quando indicato, cgm) permette di intercettare precocemente la transizione allo stadio clinico e di ridurre la frequenza di esordi in chetoacidosi. In parallelo, l’evoluzione delle opzioni terapeutiche disease-modifying rende necessario che il diabetologo conosca indicazioni, criteri di eleggibilità, aspetti di sicurezza e collocazione nei percorsi assistenziali. In questo ambito, la terapia con anticorpi monoclonali rappresenta la possibilità di ritardare
- Professionali
- Negli ultimi anni la prevenzione del diabete mellito tipo 1 (dmt1) ha assunto un significato clinico concreto grazie alla possibilità di riconoscere la malattia prima dell’esordio sintomatico, attraverso la determinazione degli autoanticorpi insulari e la stadiazione del dmt1 (stadi 1 e 2). Questo passaggio sposta l’attenzione dalla sola gestione dello stadio clinico (stadio 3) a un approccio proattivo, finalizzato a ridurre le complicanze acute all’esordio, migliorare la qualità del percorso diagnostico-terapeutico e, in specifici contesti, considerare interventi capaci di ritardare la progressione verso l’iperglicemia manifesta.
- Di sistema
- L’esordio clinico in soggetti selezionati con dmt1 in stadio 2, richiedendo competenze specifiche di selezione del paziente, counselling e gestione clinico-organizzativa.
Il webinar di amd lombardia, della durata di un’ora e rivolto ai colleghi diabetologi con attenzione specifica agli under 40, è progettato per consolidare competenze operative essenziali. L’impostazione prevede una prima parte teorica sul razionale biologico-clinico della prevenzione e sulla stadiazione del dmt1, seguita da un accenno alla presenza del programma nazionale di screening coordinato dall’istituto superiore di sanità e dalle ricadute in termini di presa in carico e monitoraggio.