- Di processo
- . In tale prospettiva, la patologia epatica non può più essere considerata una comorbilità accessoria, ma parte integrante del continuum cardiometabolico.
I dati epidemiologici emergenti ci pongono un quesito: mafld come quinta complicanza del diabete o diabete come complicanza della mafld? La mafld interessa circa il 25–30% della popolazione generale, ma la prevalenza supera il 60–70% nei soggetti con diabete tipo 2, nei quali il rischio di progressione verso fibrosi avanzata, cirrosi ed epatocarcinoma è significativamente più elevato. Il diabetologo si trova pertanto in una posizione cruciale per l’identificazione precoce di tali pazienti, spesso asintomatici, ma ad alto rischio evolutivo
- Professionali
- La crescente rilevanza delle epatopatie metaboliche rappresenta oggi una delle principali sfide emergenti per lo specialista diabetologo. La recente ridefinizione di nafld, mafld, mash, ha ulteriormente rafforzato il concetto di un danno epatico guidato dalla disfunzione metabolica, superando il criterio puramente “per esclusione” che caratterizzava la precedente nomenclatura.
La rilevanza clinica della nafld/mash nel contesto diabetologico non si limita alla progressione epatica. Numerose evidenze dimostrano una forte associazione bidirezionale tra steatosi epatica e insulino-resistenza, nonché un incremento del rischio cardiovascolare, che rappresenta la principale causa di mortalità in questi pazienti. La presenza di fibrosi epatica avanzata si correla inoltre a un peggior controllo glicemico, a maggiore incidenza di nefropatia diabetica e a un aumento complessivo delle complicanze micro- e macrovascolari
- Di sistema
- Un ulteriore elemento di interesse per la comunità diabetologica riguarda il potenziale impatto terapeutico dei farmaci antidiabetici sulle epatopatie metaboliche. Evidenze crescenti suggeriscono che alcune classi, quali gli agonisti recettoriali del glp-1 e gli inibitori sglt2, possano determinare benefici non solo sul controllo glicemico e sul peso corporeo, ma anche sulla riduzione della steatosi epatica e, in alcuni casi, sull’attività infiammatoria e fibrotica. Ciò apre scenari terapeutici integrati in cui la scelta del farmaco diabetologico può essere guidata anche dalla presenza di danno epatico.