- Di processo
- Secondo il modello tmi-dca, il disturbo alimentare necessita di essere trattato assieme ad altri fattori che si pongono come fattori di mantenimento del disturbo, ovvero: difficoltà nella regolazione emotiva, bassa autostima, perfezionismo clinico e alessitimia (difficoltà a riconoscere le proprie emozioni). Aspetti che assieme alle difficoltà interpersonali, tipiche dei disturbi di personalità che nel 50% dei casi sono in comorbilità, costituiscono il cuore del disturbo. Il trattamento che ne consegue dunque, affinché possa ritenersi efficace, deve intervenire sia sulla regolarizzazione delle condotte alimentari disfunzionali, sia sugli aspetti in comorbilità che fungono da fattori di mantenimento del disturbo.
- Professionali
- La terapia tmi dca tratta i disturbi alimentari cosiddetti complessi, ed è stata sviluppata a partire dalla terapia metacognitiva interpersonale (tmi) e dalla terapia cognitivo comportamentale per i disturbi alimentari (cbt-e). La tmi (dimaggio et al., 2014, 2019) è un modello efficace per la cura dei disturbi di personalità e delle caratteristiche associate. La cbt – e è un modello efficace per la cura del sintomo alimentare.
- Di sistema
- La terapia tmi-dca affronta da subito il disturbo alimentare mentre in parallelo mira a creare una comprensione condivisa con il paziente del suo funzionamento, ovvero lo aiuta a riconoscere a quale bisogno il disturbo alimentare risponde.
Durante la terapia il sintomo viene trattato a partire da una attenta concettualizzazione del caso e agendo direttamente sulle disfunzioni metacognitive che mantengono il disturbo, come, ad esempio l’elevata egosintonicità con l’eccessiva importanza attribuita a peso e forme del corpo, per produrre un cambiamento che possa essere il più possibile sostanziale e duraturo.